Il grande inizio di Edoardo Berti con il Milano HC. “Sono diventato portiere per un ritardo al primo allenamento. Il ruolo mi piace, spero di poter arrivare alla Nazionale”

Due partite, due vittorie e una storia tutta da scrivere in un contesto completamente nuovo, per lui e per il Milano HC: difficile immaginare un inizio di stagione migliore per Edoardo Berti, portiere 22enne dei lombardi gran protagonista domenica nel successo per 3-0 sul Fehérvár. Si è trattato della prima vittoria casalinga del Milano e il primo shutout per l’aostano, tornato in Italia la scorsa estate dopo diverse stagioni in Svizzera. La sua è la storia di un ragazzo cresciuto a pane e hockey, anche per ragioni familiari considerata la carriera di papà Fabrizio (attaccante di Courmaosta, Como, Valpellice e Aosta), che con il duro lavoro sta dimostrando quanto si possa crescere, imparare e, perché no, sorprendere. E chissà che a sorprendere in futuro non possa essere anche suo fratello Enrico, 18enne attaccante oggi impegnato con la squadra Under 21 del Ginevra.

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DA PORTIERE PER CASO A PORTIERE PER LA VITA

Edoardo Berti ha cinque anni quando per la prima volta scopre l’hockey, e lo fa in un contesto particolare. Nel 2009 infatti ad Aosta viene rifondata una squadra, i Gladiators, e allora si deve iniziare a mettere insieme un primo gruppo di giovani giocatori: “Di quel giorno ricordo che eravamo in cinque in pista, con oltre a me anche Tommaso De Luca (attaccante della Nazionale e capitano dell’Ambrì Piotta ndr). Io arrivai per ultimo perché prima ero a scuola: questo mi “costò” il fatto di mettermi in porta. 17 anni dopo sono sempre nella stessa posizione e devo dire che mi piace molto”.

Il percorso di Berti con l’Aosta continua e iniziano i primi tornei giovanili, uno dei quali in Svizzera gli permette di farsi notare dagli osservatori di Lugano e Losanna: “Ero in seconda media, la scuola era una priorità ma tenevo molto all’hockey. Il lunedì mi allenavo a Lugano, il mercoledì a Losanna perché davvero non sapevo cosa scegliere, poi insieme alla famiglia ho preferito i secondi anche perché mi davano la possibilità di finire il ciclo scolastico in Italia” racconta Berti, che durante quel periodo macinava chilometri vivendo ad Aosta e giocando nel weekend con i vodesi.
A 13 anni, nel 2017, inizia il suo percorso vero e proprio con Losanna e in Svizzera, iscritto anche a un Liceo paritario che gli avrebbe poi permesso di diplomarsi: “La mia è stata una crescita graduale, ho sempre lavorato duro trovando un po’ alla volta spazio nelle varie selezioni giovanili Under 20 tra Losanna, Martigny, Ajoie e Ginevra. Per un portiere poter giocare è fondamentale, allora ho scelto anche di spostarmi con dei passaggi al Sierre e Bellinzona nella scorsa stagione”. In tutto questo Edoardo Berti cresce, raccoglie anche delle presenze come backup in National League nelle file del Ginevra e gioca qualche amichevole con la prima squadra: “Quest’anno pensavo di rimanere al Servette con la possibilità di scendere sul ghiaccio in National League, ma quando è arrivato l’interesse del Milano sin da subito l’ho trovato attraente. Questo perché la ICE Hockey League è una competitiva e può rappresentare per me una bella vetrina con tanti riflettori addosso, per un ragazzo giovane è un’ottima soluzione”. Ecco quindi la scelta di tornare in Italia e aggregarsi al nuovo Milano HC.

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BAND OF BROTHERS IN SALSA MILANESE

Con la nuova Fiera Ice Arena ancora da terminare la scorsa estate, il Milano HC gioca e vive per un mese e mezzo sempre in trasferta tra preparazione, amichevoli e inizio di campionato. Una situazione che Berti ora rilegge così: “Quel periodo sicuramente ci è costato tanto in termini di energie, ma credo che i vantaggi lasciati siano stati maggiori: per forza di cose siamo dovuti diventare un gruppo in fretta, e l’operazione è riuscita bene. In squadra ci sono tanti giocatori maturi che sanno dare indicazioni preziose e hanno sfruttato questo periodo lontano da casa per creare una forte unità”.

L’ottimo inizio di ICE Hockey League, il normale e fisiologico calo e ora tre partite consecutive a punti tengono la squadra lombarda nelle zone alte della classifica. Questo con due portieri che stanno mettendo insieme ottimi risultati, considerando come il titolare Jake Smith nelle 10 partite giocate abbia il 92.0% di parate, mentre nei due match disputati Berti ha vinto a Vienna (2-6) e domenica con il Fehérvár. “Jake non lo conoscevo ma sin da subito ci siamo trovati bene. Abbiamo due stili un po’ diversi, ma tra allenamenti e post partita parliamo molto e ci confrontiamo senza sosta per migliorare. Lui nel mio ruolo, quello di backup, ci è stato e sa come aiutarmi. Io so che quando vengo chiamato in causa devo dare il massimo anche per aiutarlo a recuperare in maniera serena, in un campionato di 52 partite è impensabile che un goalie giochi sempre. Trovo ottimo anche il rapporto con il goalie coach Sakari Lindfors, siamo una squadra nella squadra perché noi tre viviamo in maniera parallela rispetto al resto del gruppo dovendoci poi comunque confrontare con tutti” racconta Edoardo Berti.

UN RUOLO UNICO E L’IMPORTANZA DI SAPERLO SECONDO EDOARDO BERTI

Se già si considera quello del portiere come un lavoro particolare e diverso da tutti i compagni di squadra, il backup goalie mette in pista delle ulteriori differenze con, prima fra tutte, la necessità di farsi trovare pronto quando chiamato in causa. “Rispetto alla partita di Vienna domenica ero un filo più preoccupato: quando ho debuttato infatti venivo da delle partite amichevoli abbastanza vicine, poi sono rimasto fuori per tre settimane e non immaginavo come sarebbe potuta andare. Difficile riaccendere la mente dopo un’assenza così, bello però poter festeggiare il primo shutout con i compagni in spogliatoio”.

Tutto questo con un’alternanza tra portieri che dipenderà dalle singole partite e dalle prestazioni individuali, non essendo scritta nella pietra praticamente in nessuna squadra, ma una certezza da parte di Edoardo Berti: “La cosa che mi piace maggiormente dell’essere portiere è il fatto di avere un ruolo unico in uno sport di squadra, di sentirmi un po’ diverso dagli altri. Tutti lo sanno, sono diverso ma quando giochiamo facciamo parte dello stesso gruppo”.

In tutto questo nel suo passato c’è stata anche una spruzzata d’azzurro, con due Mondiali disputati nella Nazionale italiana Under 20, e i ricordi collegati: “Anche lì abbiamo fatto gruppo con gli altri portieri, e tra questi c’era Damian Clara. Sono contentissimo per lui che negli Stati Uniti le cose stiano andando bene, gli auguro il meglio. Per quello che riguarda me invece conosco l’importanza della Nazionale, spero che andando avanti così io possa venire considerato per il ruolo. Vestire la maglia dell’Italia sarebbe un grandissimo onore”.

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