Il viaggio del 21enne Nicolò Remolato: un gol alla volta, da Egna a Cortina per ritornare a Bolzano e segnare tre reti nelle prime due partite in maglia biancorossa

È un viaggio con ancora tante destinazioni da raggiungere quello di Nicolò Remolato, già capace nei suoi primi ventuno anni di vita di centrare traguardi importanti. L’ultimo, anzi gli ultimi, sono i tre gol messi a segno nelle sue due prime partite con la maglia dell’HC Bolzano lo scorso weekend, ma prima ci sono stati tanti passaggi tutti in Italia per quello che senza dubbio è un talento dell’hockey tricolore. Nato nel capoluogo altoatesino l’8 giugno 2005, Nicolò Remolato è cresciuto uno scalino alla volta per arrivare ora al massimo livello possibile con la partecipazione all’ICE Hockey League, ma con umiltà e intelligenza non dimentica il suo passato con il quale si fa forza per guardare avanti.

LA CLASSIFICA DELL’ICE HOCKEY LEAGUE

Nicolò Remolato, hai una storia hockeystica già importante a 21 anni con passaggi in quattro società. Come sei arrivato al Bolzano?

Io sono di Bolzano e proprio al Palaonda avevo iniziato a giocare da piccolissimo insieme a mio fratello Mattia, di un anno maggiore, con le giovanili biancorosse. Nel 2015 ci siamo poi spostati ad Egna per scelta dei nostri genitori e lì abbiamo continuato, fino a che non sono riuscito a trovare tanto spazio con l’Under 17 e 19 dell’Egna/Ora. Ricordo a 16 anni il debutto in prima squadra nella IHL (8 dicembre, Varese-Unterland 5-6) in cui segnai subito un gol, è stato tutto abbastanza naturale. Dal 2022/23 con la nascita dell’Unterland ho trovato spaziodisputando tre stagioni in Alps Hockey League, quindi lo scorso anno il trasferimento a Cortina. Un momento importante della mia carriera ma soprattutto della vita: volevo fare un’esperienza lontano da casa per maturare anche come persona, e devo dire che è servito molto. Sarei rimasto volentieri in biancazzurro, ma la chiamata del Bolzano ha cambiato le carte in tavola e ho scelto di andare nella squadra che ho sempre tifato”.

Giovanili, IHL, Alps Hockey League e ora ICE Hockey League. Personalmente quali passaggi ricordi come più importanti e decisivi per la tua crescita?

“Ci sono stati tanti momenti e situazioni diverse, ma mi ritengo fortunato ad aver avuto la possibilità di stare a lungo ad Egna, dove tra giovanili e Cavaliers sono stato molto supportato dalla società che ha un progetto interessante per i giovani. Questa vicinanza mi ha aiutato a crescere tranquillo, dandomi anche la possibilità di debuttare a 17 anni in Alps Hockey League: all’inizio non avevo chissà che spazio, ma piano piano sono riuscito a darmi delle opportunità. Cortina è stata importante sia a livello tecnico che personale, mi ha messo di fronte a nuove sfide e ora voglio dare tutto me stesso per quest’avventura al Bolzano”.

Dal 2022 al 2025 hai disputato quattro Mondiali giovanili, due con l’Under 18 e altrettanti con l’Under 20 (20 partite, 7 gol e 9 assist). Cosa ti è rimasto di quei momenti con le Nazionali azzurre?

Prima di tutto tanti bei momenti vissuti in gruppo, e poi pensandoci ora ho avuto l’opportunità di giocare con ragazzi come Purdeller, Segafredo, De Luca, Larcher o Lobis che sono anche arrivati alla Nazionale e a disputare le Olimpiadi. Quei quattro Mondiali hanno rappresentato una sfida diversa perché il livello della competizione era estremamente più alto rispetto alla mia quotidianità, era interessante mettersi alla prova e cercare di rimanere al passo. Sono state esperienze positive, all’ultimo Mondiale Under 20 disputato ero anche capitano della squadra e questo è un aspetto importante per aumentare la capacità di leadership”.

Ora al Bolzano la leadership è di altri giocatori, sei arrivato in punta di piedi facendo subito grandi cose con i due gol al Vienna e quello al Salisburgo nei primi 120’ stagionali. Com’è stato l’avvicinamento al campionato e cosa cerchi da questa stagione?

“L’avvicinamento si è concluso di fatto al momento del puckdrop con Vienna venerdì, perché facevo davvero fatica a realizzare di poter finalmente indossare la maglia della squadra per la quale tifo da sempre. Sin dall’inizio del training camp ho cercato di essere una “spugna” e imparare il più possibile ogni aspetto dell’hockey, non solo quello in partita ma anche negli allenamenti e nella preparazione. Questo con compagni fortissimi che hanno accolto molto bene me e gli altri ragazzi giovani, e di questo non posso che esserne grato.
Ora che le prime due partite sono andate dovrò essere bravo a rimanere concentrato sui miei obiettivi: non voglio pensare solo ai gol, ma dovrò essere capace di eseguire al meglio le indicazioni dell’allenatore facendo il mio gioco, con meno errori possibili, per guadagnarmi minuti in pista. Fondamentale sarà avere la mente libera come ho avuto venerdì e domenica, è inutile mettersi pressione da soli. La stagione è lunghissima, io voglio far vedere di poter stare in pista perché solo giocando posso continuare a crescere”.