L’allenatore della Nazionale Under 15 Stefan Asper racconta la sua settimana a Buffalo ospite di USA Hockey e di IIHF: “Esperienza grandiosa, tante idee utili anche per il nostro movimento”
NELLA FOTO DI COPERTINA STEFAN ASPER È IL TERZO DA SINISTRA. IN ORDINE CI SONO TIM SERRATORE, KEN MARTEL, STEFAN ASPER E DAN JACOBLIC
Lo scorso mese di luglio il tecnico Stefan Asper, allenatore della Nazionale italiana Under 15 oltre che direttore dello sviluppo giovanile del Val Pusteria Junior, ha avuto la prestigiosa opportunità di passare una settimana a Buffalo negli Stati Uniti per vivere il progetto organizzato dalla IIHF in collaborazione con USA Hockey chiamato Progress Exchange Initiative. La FISG ha scelto di mandare il 31enne brunicense per questa importante iniziativa che gli ha permesso di stare a contatto con i responsabili statunitensi, e non solo, durante i sette intensi giorni di lavoro in programma. Il racconto di quest’esperienza da parte di Stefan Asper spiega quanto importante sia lo scambio di informazioni tra l’alto livello e il mondo dell’hockey italiano, voglioso di crescere partendo anche dal lavoro con i giovani.
IL RACCONTO DI STEFAN ASPER: “CONDIVISIONE DEI METODI, LAVORO D’INSIEME E TANTO APPRENDIMENTO”
A raccontare l’esperienza è direttamente Stefan Asper, che spiega come oltre a lui fossero invitati tecnici da altre 11 nazioni – europee come Polonia, Ungheria o Slovenia ma anche asiatiche tipo Cina e Corea del Sud – per quello che di fatto era un camp di sviluppo per l’hockey giovanile statunitense. Il programma si chiama infatti USA Hockey Fifteen Developement Camp: “Per una settimana sono stati messi insieme i migliori 216 prospetti nati nel 2011, quindi ragazzi di 15 anni – racconta Asper – arrivati a Buffalo dopo tre selezioni via via sempre più grandi. Era per loro la prima volta in un programma di livello nazionale, oltre che la prima occasione per i tecnici di USA Hockey di vederli e iniziare a lavorare insieme. Tutti i ragazzi sono stati divisi in 12 squadre, e ognuno di noi tecnici stranieri è stato inserito in una di queste formazioni. In quella in cui ho lavorato io avevo il ruolo di assistant coach occupandomi dell’attacco, con anche la possibilità di dirigere alcuni esercizi in allenamento. Durante la settimana di lavoro i ragazzi sono scesi sul ghiaccio due volte al giorno, o per doppio allenamento o per allenamento e partita”.
Asper spiega come l’aspetto più importante del suo lavoro da allenatore sia stata la condivisione totale che c’è stata, sia con i tecnici di USA Hockey che con gli altri 11 rappresentanti provenienti dall’estero: “Il dialogo continuo con lo staff è fondamentale. Ogni sera facevamo lunghe analisi video e ci confrontavamo senza nasconderci, con gli statunitensi che ci hanno spiegato tutto sul loro pensiero senza nascondere nulla. Ci sono stati anche passaggi importanti sull’organizzazione del lavoro, cose assolutamente trasferibili nel nostro hockey italiano come ad esempio la misurazione biologica dell’età, un aspetto che mi ha colpito molto”. Questo interessante dettaglio è spiegato così dal 31enne pusterese: “Utilizzando dei dati, anche semplici come l’altezza o il peso dei genitori, USA Hockey riesce ad avere una scala di valori per ogni atleta che da un risultato superiore o inferiore a uno. In base a questo risultato si capisce quanto un giocatore sia maturato di più o di meno rispetto alla sua età attuale (nel caso degli hockeysti di Buffalo 15 anni ndr), quindi nella creazione delle 12 squadre venivano inseriti tutti ragazzi dai valori simili così da non avere squilibri avvantaggiati o meno dalla crescita fisica. Questo sistema serve per non rischiare di perdere nessun talento, perché così facendo c’è la possibilità di visionare ogni atleta in un contesto di “parità fisica” ad un’età dove una certa differenza ad esempio di altezza può essere decisiva. Penso che trasferito in Italia permetterebbe di portare avanti più ragazzi nei settori giovanili, lasciando loro il tempo fisiologico di maturare”.
Tutto questo in un mondo che numeri alla mano è estremamente lontano da quello di tante nazioni europee, Italia compresa. Asper infatti racconta come, analizzando i dati fornitigli durante la settimana a Buffalo, USA Hockey possa lavorare con circa 25.000 atleti per ogni anno di nascita. “Numeri impossibili per ora da raggiungere per l’Italia, così come per Ungheria, Lituania, Slovenia o Estonia, ma parlando con i loro tecnici inviati abbiamo pensato a come poter sfruttare quanto fatto dagli statunitensi nei nostri contesti, che sono simili per potenzialità. Il confronto constante anche con gli allenatori coinvolti dalla IIHF è stato importante e prezioso”.
Tornato dagli Stati Uniti Stefan Asper ha lavorato con l’Under 15 ad Egna nel raduno delle Nazionali giovanili italiane: “Sono stato molto contento soprattutto dell’atteggiamento che ho trovato nei ragazzi, che si sono impegnati dimostrando voglia di apprendere gli insegnamenti proposti. Ritengo sia stato importante per loro avere la possibilità di lavorare insieme alle altre selezioni giovanili, era la prima volta che questo accadeva. Adesso andrò avanti a visionare i nostri prospetti in vista dei prossimi impegni stagionali di questa Nazionale giovanile”.
I RISULTATI DELLE AMICHEVOLI TRA LE NAZIONALI GIOVANILI ITALIANE NEL RADUNO DI EGNA




