Il saluto di Pat Cortina alla Nazionale a Varese: “Sempre legatissimo all’azzurro. Vedo un movimento che punta sullo sviluppo dei giovani. Alla Nazionale servirà tanta compattezza al Mondiale”

Nel raduno della Nazionale italiana a Varese c’è anche spazio e tempo per saluti illustri come quello di Pat Cortina, ex allenatore anche degli azzurri oltre che di tante altre importanti squadre europee. Milano Devils, Varese, Fassa e Asiago le società in cui ha lavorato dal 1990 al 2000 prima poi di tre stagioni alla guida degli azzurri con altrettanti Mondiali disputati, quindi il passaggio in Ungheria. Con la formazione magiara ha conquistato nel 2008 lo storico passaggio in Top Division dopo 70 anni, quindi nella sua carriera c’è anche tantissima Germania sia con i club che con la Nazionale tedesca prima di un secondo passaggio in Ungheria dove dal 2022 al 2025 ha guidato la selezione femminile. Attualmente impegnato come consulente tecnico del Fassa di IHL, ha sempre un forte legame con l’azzurro e nella mattinata di venerdì c’è stato un incontro con lo staff tecnico dell’Italia.

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Pat Cortina, la Nazionale italiana è prossima ad affrontare un Mondiale Top Division nel quale torna dopo quattro anni. Lei che ha grande esperienza internazionale come pensa che gli azzurri dovranno affrontare il torneo?

“Credo che la cosa più importante sia trovare una grande compattezza a livello di spogliatoio perché, è inutile nasconderlo, tante avversarie tecnicamente sono superiori quindi sarà un percorso difficile nel quale bisognerà tenere sempre la testa alta. Diventerà prezioso anche l’atteggiamento difensivo, il che non vuol dire chiudersi a riccio e subire gli avversari ma cercare di giocare in maniera intelligente gestendo le energie e scegliendo i momenti durante le partite. Come sempre però sono sicuro che l’Italia metterà in pista tanta grinta e altrettanto orgoglio, e trovando il modo di colpire nei momenti giusti durante le sfide chiave per centrare la salvezza può farcela. Servirà un po’ di pazzia tutta italiana insomma”.

Lei ha iniziato la carriera in Italia poi si è spostato all’estero pur tenendo sempre attenzione sul movimento tricolore. Che direzione pensa stiano prendendo le cose nel Belpaese?

“A livello di Nazionale vedo che ci sono tanti giovani e volti nuovi nel gruppo, e questo può essere prezioso perché nel mondo dell’hockey di oggi serve sempre avere un ricambio costante. Nell’ultima stagione in cui sono tornato a lavorare al Fassa ho percepito che l’ambiente sta investendo sulla formazione degli allenatori e sul lavoro con i settori giovanili, e reputo questi due aspetti la chiave per poter costruirsi un domani solido. Prendo come esempio quello che ha fatto l’Austria, che partendo dalle prime accademie ha alzato il livello di tutto il movimento fino a raggiungere i suoi buoni attuali risultati. Chiaramente serve tempo, ma penso che la strada intrapresa sia quella giusta”.

Nella sua carriera con la Nazionale ha ottenuto la salvezza al Mondiale Top Division 2001 in Germania prima della retrocessione l’anno seguente in Svezia e del terzo posto in Gruppo A nel 2003. Quali i ricordi di quelle esperienze?

“Chiaramente diversi tra loro visti i risultati ma la cosa più importante che mi porto ancora dietro sono i rapporti umani creati con tanti giocatori dell’epoca. Ad esempio con Giorgio De Bettin e Stefan Mair, che sono ora nello staff della Nazionale, abbiamo sempre tanto in comune ma sono molte le persone con le quali non sembra siano passati 25 anni e anche oltre da quando abbiamo lavorato”.

Attualmente vive in Germania e lavora come consulente tecnico per il Fassa in IHL. In futuro potrebbe esserci magari qualche nuova avventura a livello di selezioni nazionali per lei?

“Penso proprio di sì, l’hockey ormai è totalmente internazionalizzato e in costante evoluzione. Io cerco sempre di rimanere al passo con i tempi e di non smettere mai di imparare, mi piace essere a disposizione per qualsiasi tipo di contributo possa dare allo sviluppo dello sport che ha arricchito la mia vita. Tutto questo sempre con un grande affetto per l’Italia, cui sono legatissimo”.

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