Sempre più vicino il debutto dell’Italia di Para Ice Hockey a Milano Cortina 2026. Gian Luca Cavaliere: “20 anni fa abbiamo fatto un miracolo a Torino, riproviamoci”
Sempre più alta l’intensità degli allenamenti dell’Italia di Para Ice Hockey, prossima al debutto alle Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Anche mercoledì gli azzurri hanno sostenuto una sessione di 75 minuti sul ghiaccio della Milano Santagiulia Ice Hockey Arena, andando a provare tanti meccanismi del sistema di gioco impostato dall’head coach Mirko Bianchi. Giovedì ultimo allenamento prima dell’esordio, quindi venerdì ci sarà modo di rifiatare e partecipare alla Cerimonia d’Apertura delle Paralimpiadi invernali. Dopo il grande lavoro fatto tra il ritiro di Torino della scorsa settimana e le sessioni sul ghiaccio a Milano arriverà il momento del debutto con gli Stati Uniti d’America. L’Italia sfiderà i campioni paralimpici in carica sabato 7 marzo alle 17.05 nel primo dei tre match del Gruppo A, quindi lunedì 9 e martedì 10 saranno Cina e Germania le avversarie degli azzurri.
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LE PAROLE DI GIAN LUCA CAVALIERE: “DAL MIO PRIMO GOL A TORINO 2006 ALLA SESTA PARALIMPIADE: L’ITALIA HA FATTO MIRACOLI”
Tra i simboli della Nazionale italiana c’è senza dubbio il torinese Gian Luca Cavaliere, l’unico giocatore arrivato alla sesta Paralimpiade. Il difensore azzurro era in pista a Torino 2006 e poi è passato attraverso Vancouver 2010, Sochi 2014, Pyeongchang 2018 e Pechino 2022 prima di arrivare a Milano Cortina 2026: “Mai e poi mai mi sarei aspettato questa storia e questo percorso. Ci immaginavamo dopo Torino di darci una pacca sulla spalla e chiudere l’avventura con il Para Ice Hockey, invece durante quell’edizione in tantissimi ci hanno conosciuto e apprezzato. Questo sport non era minimamente diffuso in Italia, ma dopo Torino si è iniziato a creare un movimento che ha sostenuto la Nazionale fino ad ora, e questo grazie anche all’entusiasmo del pubblico durante quelle due settimane”.
A Torino 2006 l’Italia, che aveva di fatto creato una squadra di Para Ice Hockey nemmeno tre anni prima, arrivava con ambizioni estremamente diverse rispetto a quelle di oggi: “Avevamo fatto una serie di tornei di preparazione riportando solo sconfitte e senza segnare un gol. Agli Europei 2005 ne abbiamo subiti 56, ma nonostante tutto siamo rimasti sul pezzo. Alle Paralimpiadi abbiamo iniziato con un doppio 12-0 subito da Norvegia e Canada, poi è arrivata la partita con la Gran Bretagna in cui è arrivata una sconfitta per 2-1 ma finalmente anche il primo gol: in quel momento è stata una festa incredibile, tutta la panchina è entrata in campo, abbiamo festeggiato a lungo con il pubblico. Pazzesco, sicuramente saremmo stati passibili di qualche penalità ma gli arbitri hanno capito il momento. Io poi ho segnato anche nelle due partite successive con Giappone e ancora Gran Bretagna, che ci ha superato sempre 2-1 al supplementare e con la quale abbiamo davvero rischiato di vincere un match e chiudere settimi”.
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Da un’avventura che doveva chiudersi in fretta l’Italia di Para Ice Hockey diventa qualcosa di sempre più solido: “Uno dei passaggi fondamentali per tutto il nostro movimento credo siano stati i Mondiali 2009: il successo ai tiri di rigore sulla Germania ci è valso la qualificazione automatica per Vancouver 2010, confermando quante cose buone ci fossero dietro i pionieri che erano partiti prima di Torino. In mezzo avevamo vinto una partita ai Mondiali, nel 2011 il successo all’Europeo in cui finalmente siamo riusciti a superare i norvegesi, insomma tante soddisfazioni”.
Tutto questo con Cavaliere quasi sempre presente (ha saltato una sola edizione dei Mondiali, Buffalo 2015) e un gruppo molto cambiato nel tempo: “In fretta abbiamo iniziato a inserire presto nuovi giocatori e il livello si alzato. Oggi c’è la consapevolezza che possiamo fare bene, l’obiettivo è puntare a un posto nelle prime quattro ma sappiamo di non poter sbagliare quasi nulla. Ci serve a ogni costo vincere la partita con la Cina, anche all’overtime o ai tiri di rigore, dobbiamo farcela e sono convinto che dopo tanti mesi di allenamenti importanti e di crescita della squadra l’obiettivo sia alla portata”.
A Milano Cortina 2026 si ritornerà davanti al pubblico di casa a 20 anni dall’ultima volta, come non farsi schiacciare dalle pressioni e dalle responsabilità? “Usando la testa, solo quello. Sappiamo che con gli Stati Uniti avremo poche occasioni, e ci sta, ma dopo dovremo essere bravi a concretizzare le nostre chances e poi vedremo cosa potrà succedere. Questa Nazionale di miracoli ne ha fatti tanti, a partire da quel primo inatteso gol con la Gran Bretagna nel girone di Torino 2006, vediamo se sarà in grado di compierne un altro”.











