Continua la preparazione dell’Italia prima della trasferta in Francia. Nicholas Porco: “La chiamata in Nazionale per me vuol dire tantissimo. Devo imparare in fretta per restare in azzurro”

La preparazione dell’Italia verso la doppia trasferta in Francia e Gran Bretagna continua senza sosta. Da lunedì a mercoledì gli azzurri si allenano sul ghiaccio del Palaonda, quindi giovedì partenza per andare oltralpe a sfidare i Bleus il 25 e 26 aprile in due amichevoli di livello. Agli ordini dello staff tecnico italiano sono 26 i giocatori a disposizione per una trasferta che comprenderà anche i due match contro la Gran Bretagna e servirà per avere indicazioni sul roster che poi dovrà disputare i Mondiali Top Division previsti a maggio in Svizzera.

I CONVOCATI DELLA NAZIONALE ITALIANA PER IL RADUNO DI BOLZANO PRIMA DELLA TRASFERTA IN FRANCIA

Come nella scorsa settimana, i giocatori della Nazionale alternano una sessione in pista a momenti di video analisi e preparazione off-ice, e per diversi di loro queste settimane sono decisive per potersi guadagnare un posto al torneo iridato elvetico.

LE PAROLE DI NICHOLAS PORCO: “RITMO E VELOCITÀ LE MIE CHIAVI PER PROVARE AD ANDARE AL MONDIALE”

Tra questi c’è Nicholas Porco, uno dei sette che giovedì scorso in Austria hanno disputato la loro prima partita con la Nazionale italiana. Attaccante di 25 anni, è nato a Sault Sainte Marie (Ontario) ed è eleggibile per gli azzurri grazie alla provenienza italiana dei genitori: la mamma è di origini campane, il papà calabrese. Da quattro stagioni milita all’Asiago, dov’è allenato dal suo secondo cugino John Parco, e nell’ultima Alps Hockey League è stato con 42 gol in 50 partite il giocatore capace di segnare maggiormente in tutto il torneo.

Nicholas Porco come stanno andando questi primi giorni di allenamenti con la Nazionale? Qual è il rapporto con lo staff tecnico e i nuovi compagni di squadra?

“Prima di tutto voglio dire che questa è un’opportunità che aspettavo da tanto tempo, mi fa estremamente piacere poter vestire la maglia dell’Italia. Mi trovo benissimo sia con lo staff che i compagni di squadra, ho trovato un ambiente estremamente professionale e professionalizzante. Questo dentro e fuori dal ghiaccio. Gli allenamenti in pista si svolgono sempre ad alto ritmo così come chiede l’head coach Jalonen, per la parte a secco è tutto molto ben organizzato dal preparatore atletico Kadar. Essendo io nuovo so di avere un compito preciso: imparare il più possibile e il più in fretta possibile”.

Nella partita amichevole di giovedì scorso in Austria è stato schierato nello starting six insieme a Matt Bradley e Cristiano DiGiacinto, due attaccanti reduci dall’Olimpiade invernale Milano Cortina. Quali le sue sensazioni sulla prestazione e in generale sulla prova dell’Italia?

È stato un match molto intenso, decisamente più rispetto a una partita di Alps Hockey League. Giocare con Bradley e DiGiacinto è stato più facile del previsto, essendo io alla prima partita in azzurro, perché loro sono due giocatori intelligenti che sanno aiutare. Ho dovuto dare il massimo per rimanere al loro passo, bisogna muoversi con intelligenza e sfruttare ogni cambio. Globalmente non è andata male (Italia battuta 3-2 all’overtime ndr) per essere la prima uscita, ora tra Francia e Gran Bretagna servirà essere più cinici e sfruttare al meglio le occasioni. In Austria comunque ci ha molto aiutato l’ottima prova di Fadani tra i pali”.

È reduce da una stagione con l’Asiago fatta da 45 gol in 52 partite (comprendendo anche le Final Four di Milano a gennaio) e lo Scudetto vinto. A che punto dello sviluppo crede di essere? Su cosa punta per guadagnarsi un posto al Mondiale?

“So di avere ancora moltissimo da imparare, ma al contempo fiducia di poterlo fare. Ho sempre pensato che sin dal 2022, quando arrivai in Italia, Asiago sarebbe potuto essere un buon posto dove crescere ma all’inizio due infortuni mi hanno frenato. Ora è andata bene ma non ci si può fermare, intanto comunque mi resta la soddisfazione di aver fatto vedere le qualità che penso mi abbiano fatto arrivare fino in Nazionale. Come giocatore mi ritengo un attaccante che fa della velocità e dell’intensità i suoi punti di forza, devo riuscire a fare più punti possibili per cercare di guadagnarmi un posto nel roster finale”.

Cosa vuol dire per lei giocare con la Nazionale?

“Tantissimo perché da ragazzo ho seguito molto John Parco (azzurro tra il 2002 e il 2010 ndr) essendo molto legato a lui. Mi è sempre piaciuta la squadra italiana e l’idea di poter rendere orgogliosi entrambi i miei genitori è qualcosa di speciale”.

I CONVOCATI DELLA FRANCIA E IL PROGRAMMA DELLE DUE AMICHEVOLI DI ANGERS