Le storie più belle dal Draft NHL (prima parte): il giocatore più alto, quello cittadino dei Nativi, quello che preferì lavorare nella fattoria di famiglia anzichè andare in presenza

Nel caldo dell’estate l’hockey prova a raffreddare gli spiriti con la tradizione dell’Entry Draft NHL, l’evento che in due giorni permette a ognuna delle 32 franchigie di selezionare nuovi giocatori (per l’eleggibilità in questo 2026 occorreva essere nati tra l’1 gennaio 2006 e il 15 settembre 2008) nei sette giri in programma. L’ordine e il numero delle scelte sono stati come sempre stravolti dalle trades e dagli scambi di mercato, ma quello che resta è come sempre un appuntamento interessante dal quale, più che parlare dell’aspetto tecnico considerato anche che si tratta di giocatori molto giovani, risalta quello umano con tante storie interessanti.

PRIMO IN TUTTO

Logico iniziare da chi è stato scelto più in alto, tra l’altro da un “cantore” d’eccezione. Ad annunciare la chiamata numero uno è infatti stato il cantante Justin Bieber, popstar e tifoso dichiarato dei Maple Leafs che per la squadra di Toronto ha annunciato Gavin McKenna. Attaccante, reduce da una stagione a Penn State dopo tre anni in WHL con i Medicine Hat Tigers, ha già nella carta d’identità un segno particolare: luogo di nascita Whitehorse, Yukon, Canada. Uno dei posti abitati più a nord del mondo, da cui il 18enne è partito per diventare la scelta più alta dallo stato dello Yukon di sempre battendo Dylan Cozens selezionato con la numero sette nel 2019. Pur partito da Whitehorse, McKenna porta con se radici forte legate al suo territorio e al suo patrimonio indigeno: è infatti un cittadino della Trʼondëk Hwëchʼin, al secolo la Banda Indiana (dei popoli della First Nation, i nativi) del Territorio dello Yukon. Terzo giocatore scelto con la numero 1 dai Toronto Maple Leafs, ha saputo farsi strada partendo da un contesto lontano dal resto del mondo – basta guardare sulla mappa, Whitehorse è la capitale dello Yukon e raggiunge a stento i 30.000 abitanti – per raggiungere la vetta. Ora inizia la parte difficile, ma intanto il nuovo attaccante dei biancoblù si può godere il presente.

PRIMO IN QUALCOSA

Il Draft NHL regala belle storie al primo e anche all’ultimo giro. Nel 2026 l’ideale titolo di Mister Irrilevant (così viene chiamata l’ultima scelta del settimo giro nel draft NFL) spetta al canadese Tyler Deakos, chiamato per 224esimo dai Montreal Canadiens, ma è poco più su che si trova un qualcosa di mai visto prima. Con la numero 201 infatti i Chicago Blackhawks hanno selezionato Alexander Karmanov, moldavo con una caratteristica particolare: è il giocatore più alto di sempre tra quelli scelti al Draft NHL. I suoi spaventosi numeri dicono 216 centimetri per 123 chilogrammi. Difensore, è nato a Chisinau e dopo aver scoperto l’hockey su un lago ghiacciato scoprì anche che la Moldavia non ha piste al coperto. Con la famiglia inizia allora un lungo giro tra Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca prima di stabilirsi in Russia, dove si fa notare guadagnandosi la chiamata da una squadra giovanile statunitense. Chissà se arriverà mai in NHL, intanto nel 2027/28 ha già firmato con Penn State per la carriera universitaria, ma intanto ha già fatto palare di sé. Mai prima di lui un moldavo era stato draftato, anche perché chi mai aveva visto un giocatore che ha una stecca lunga 180 centimetri?

COME NEL 1999? A PITTSBURGH CI METTEREBBERO LA FIRMA

I numeri sono diversi, ma il precedente c’è: nel Draft NHL del 1999 i Vancouver Canucks ebbero la possibilità di chiamare la seconda (grazie a uno scambio con Atlanta) e terza scelta e lo fecero in grande stile: prima Daniel e poi Henrik Sedin, gemelli svedesi che hanno sicuramente scritto la storia dei Canucks. I Pittsburgh Penguins sperano di averla combinata uguale o simile a livello di rendimento, visto che con le loro chiamate numero 22 e 39 hanno scelto i gemelli Liam e Markus Ruck. 18 anni e una carriera sin qui detonante in WHL, sono diventati l’ottava coppia di fratelli a essere scelta dalla stessa franchigia nello stesso Draft NHL.

MAGIARO? MAGARI

Per la prima volta dal 2002, e per la quarta in totale, è spuntata una bandierina dell’Ungheria: scelta numero 156 per Doman Szongoth, centro selezionato dai Buffalo Sabres e con ora la possibilità di diventare il primo magiaro a giocare in NHL. Nato a Budapest, gioca in Finlandia dal 2023 nelle giovanili del KooKoo e ha messo insieme dei numeri irreali con le nazionali ungheresi. Due Mondiali senior, entrambi in Top Division nel 2025 e 2026, tre Mondiali di Prima Divisione Gruppo A con l’Under 18, uno in Gruppo A e uno in Gruppo B con l’Under 20. Il contatore dice 35 presenze con l’Ungheria senior e 57 con le squadre giovanili. Forse è meglio ricordare la data di nascita: 8 gennaio 2008.

IL DRAFT? NO GRAZIE, DEVO LAVORARE

Nell’Arena di Buffalo erano presenti tanti dei ragazzi poi draftati con le prime scelte, una però mancava ed è stata chiamata anche abbastanza in fretta. Carson Carels, selezionato con la numero 6 dai Calgary Flames, ha guardato l’annuncio in televisione. Motivi di salute? No, lo scorso venerdì è rimasto nella fattoria di famiglia a Cypress River, nello stato del Manitoba, per aiutare i genitori. Qualche pattinata al pomeriggio per sciogliere i nervi e poi via di sera davanti alla tv. “Non ho mai visto una festa simile nella nostra fattoria come quella seguente al mio annuncio – ha raccontato Carels – Sono stato davvero contento di essere rimasto a casa a lavorare e poter vivere il momento insieme a tutti i miei cari”. Difensore che ha giocato in WHL nelle ultime tre stagioni, dovrà rimandare i suoi studi accademici che erano già in rampa di lancio visto l’accordo con la University of North Dakota cui si era promesso.