Nadia Mattivi, la mia America: “Stagione incredibile con la vittoria della PWHL. Il Mondiale 2027 a Milano è la miglior vetrina per l’hockey femminile dopo i successi delle Olimpiadi”

CREDITO FOTO DI COPERTINA: ARIANNE BERGERON – MONTREAL VICTOIRE – VIETATA LA RIPRODUZIONE

Quella appena conclusa è stata una stagione impossibile da dimenticare per Nadia Mattivi, una stagione ricca di storiche prime volte. Storiche perché la capitana della Nazionale italiana ha guidato le sue compagne a un’Olimpiade da record, con i successi su Francia e Giappone e il passaggio ai quarti di finale, ma non solo: a livello di club la 26enne trentina si è tolta l’enorme soddisfazione di diventare la prima italiana a vincere la Walter Cup della PWHL con le Montreal Victoire, diventando anche la prima azzurra a mettere a segno un punto dei playoff del campionato nordamericano. Un frullato di emozioni condensato in pochi mesi fondamentale per mettere una bandierina italiana nell’olimpo dell’hockey femminile mondiale.

NADIA MATTIVI CAMPIONESSA PWHL CON LE MONTREAL VICTOIRE

Nadia Mattivi a mente fredda come rivive il suo incredibile 2026?

“Faccio ancora fatica a condensare tutte le emozioni passate. Dopo la sconfitta in semifinale nel campionato svedese (il suo Lulea, dove giocava anche l’azzurra Franziska Stocker, eliminato 3-0 dal Brynas ndr) ho avuto la possibilità di andare in PWHL scegliendo Montreal, che ho preferito alla proposta arrivata da una franchigia diversa. In due giorni ho raccolto le mie cose e sono volata oltreoceano, raggiungendo le nuove compagne a Minneapolis con il debutto del 25 marzo (successo 3-0 delle Victoire ndr). Sono rimasta con loro dieci giorni, poi c’è stato il Mondiale di Budapest quindi dall’Ungheria sono tornata direttamente a Vancouver per il rientro sul ghiaccio della parte finale di regular season. Durante le semifinali la squadra ha scelto un assetto con sei difensori, quindi in finale sono passate a sette e ho avuto modo di tornare a giocare ed è stato qualcosa di incredibile”.

Questo anche perché in gara-1 tra Montreal e Ottawa per la prima volta una giocatrice italiana ha messo a segno un punto: tra l’altro il suo assist è stato simile al gol del momentaneo 1-1 di Italia-Francia delle ultime Olimpiadi, con lo scarico da dietro porta per l’accorrente Tutino che segnò il gol delle azzurre.

“Me l’hanno detto diverse persone, è vero c’è tanto in comune tra il gol di Kayla Tutino e quello di Abby Roque in quella situazione. Disputare la serie finale è stato indescrivibile, innanzitutto perché durante quelle settimane mi chiedevo se avrò mai la possibilità di rifarlo. Sono scesa sul ghiaccio con giocatrici che hanno fatto la storia dell’hockey femminile, Marie-Philip Poulin su tutte, in un contesto di attenzione mediatica e spinta dei tifosi inimmaginabile. Ho respirato davvero l’hockey ai massimi livelli sia dentro che fuori dalla pista, l’organizzazione è stata perfetta e ha lasciato a me e a tutti la sensazione che l’hockey femminile grazie alla PWHL sia pronto a esplodere. Il successo per 3-1 con le Victoire ha poi completato l’opera, ancora trovo sia difficile da spiegare quanto successomi”.

Com’è stato per lei entrare in un contesto del genere da ultima arrivata?

“Dal punto di vista hockeystico la transizione non è stata così difficile, la PWHL è una lega dal gioco molto veloce e fisico che si adatta bene al mio stile. Ogni partita fatta (10 in totale quelle in cui Mattivi è scesa in pista ndr) la confidenza aumentava sempre di più, anche a livello umano. La prima volta in spogliatoio com’è normale avevo un po’ di soggezione delle compagne e dell’ambiente, ma devo dire che c’è stata enorme professionalità anche da parte delle altre giocatrici e dello staff per farmi sentire subito a mio agio, situazione fondamentale per superare i momenti difficili”

Il 20 maggio con il successo per 4-0 in gara-4 avete vinto il titolo la prima Walter Cup nella storia delle Montreal Victoire. Cos’è successo poi e cosa si può aspettare dal suo futuro?

“Per una settimana abbondante abbiamo festeggiato tra l’altro approfittando del momento. Con la squadra siamo state invitate dalla Cadillac nel paddock del Gran Premio di Formula 1, abbiamo visto le partite dei Montreal Canadiens ancora impegnati nei playoff, insomma non è mancato nulla. La cosa che mi ha più colpito di tutta quest’avventura è stata la parata della vittoria. Con un pullman a due piano siamo partite dal nostro centro di allenamento (Centre 21.02, dove anche la Nazionale italiana femminile ha lavorato tra novembre e dicembre ndr) e una volta arrivate in centro città ho visto un oceano di persone festanti per noi, un muro di folla che rimarrà per sempre nella mia mente. Per quello che riguarda il futuro è tutto da scrivere, perché la PWHL passerà da otto a dodici squadre con l’ingresso nella lega di Detroit, Hamilton, Las Vegas e San Josè. Ovviamente mi piacerebbe restare, vedremo cosa succederà”.

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Il prossimo impegno ufficiale con la Nazionale italiana sarà il Mondiale di Prima Divisione Gruppo A che si giocherà a Milano nel novembre 2027. Cosa ne pensa?

“Che per tutto il movimento, non solo quello femminile, sia una cosa eccezionale. Avremo nuovamente dopo le Olimpiadi una vetrina come quella di Milano, che sono sicura saprà darci grande spinta per cercare la promozione in Top Division. L’ultima volta in Italia è stata ad Asiago nel 2018 e vincemmo il torneo (di Prima Divisione Gruppo B ndr) chissà che questo non porti bene, ma al di là del risultato l’importante sarà coinvolgere più tifosi possibili e far scoprire la bellezza dell’hockey femminile. Ci può essere davvero un’eredità preziosa dopo questo Mondiale, contando come nel 2027 Milano avrà una struttura e un movimento stabile che potrà permettere a chiunque scopra il nostro sport di giocare”.

Nadia Mattivi nata Trento e cresciuta a Baselga di Pinè che consigli si sente di dare a una giovane o a un giovane che vuole emularla?

“Solo di crederci sempre. Se riguardo indietro e ripenso a quanto fatto partendo da un contesto molto piccolo posso confermare che non ci sono segreti, basta volerle con forza e le cose possono succedere”.