Nadia Mattivi, capitana dell’Italia femminile, rilegge le Olimpiadi azzurre: “Abbiamo scioccato il mondo dell’hockey ma non vogliamo fermarci. Al Mondiale per fare la storia”
CREDITO FOTO DI COPERTINA: IIHF – IOC / VIETATA LA RIPRODUZIONE
Dopo la straordinaria finale tra Stati Uniti e Canada, vinta all’overtime dalle prime per 2-1 con il gol Keller al 64’07”, si è chiuso un torneo femminile olimpico indimenticabile anche per l’Italia. Le azzurre, presenti per la seconda volta dopo Torino 2006, hanno centrato uno storico passaggio ai quarti di finale grazie alle due vittorie su Francia (4-1) e Giappone (3-2). Il rendimento della formazione guidata da Eric Bouchard è stato altissimo anche nelle due sconfitte con Svezia (1-6) e Germania (1-2) prima di arrendersi 0-6 alle future campionesse olimpiche. A guidare la Nazionale italiana femminile sul ghiaccio nel ruolo di capitana c’era Nadia Mattivi, 25enne trentina autrice di due preziosi assist e tanti importanti minuti sul ghiaccio.
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Nadia Mattivi alle Olimpiadi avete vissuto una tappa importantissima di un percorso vincente ormai innestato da tempo. Quanto delle grandi prestazioni fatte a Milano deriva dall’ultimo Mondiale dominato (5 vittorie, 31 gol fatti e 0 subiti) la scorsa primavera a Dumfries?
“Quel torneo è stato importantissimo perché ci ha dato grande confidenza e la conferma di essere sulla strada giusta per crescere. Vincere inoltre aiuta a vincere, e farlo in quel modo lascia sia dentro che fuori dal ghiaccio delle dinamiche molto positive. Anche quello è stato un passaggio del nostro percorso, un tassello nel quale la squadra, che era molto simile a quella dell’Olimpiade, ha iniziato a credere fortemente in sé stessa. Lo staff tecnico era leggermente diverso (allenatrice era Stéphanie Poirier al posto di Eric Bouchard, non c’era Pier-Alexandre Poulin come assistente ndr) ma tutti hanno capito subito l’importanza di quanto fatto e il modo in cui è stato ottenuto”.
I quasi due mesi in Canada, il raduno pre-olimpico a Egna, i primi giorni a Milano e finalmente il debutto. Il 5 febbraio avete battuto 4-1 la Francia al termine di 60’ dominati (46 tiri a 15): due settimane dopo quei momenti cosa le rimane in mente?
“Ricordo prima della partita sia da parte mia che da quella delle compagne tantissima confidenza. Eravamo sicure del percorso fatto, sapevamo gli enormi sacrifici cui siamo state sottoposte negli ultimi due anni e del fatto di poter vincere. Il nostro motto era di voler scioccare il mondo dell’hockey, non potevamo partire con un passo falso e avevamo da subito l’obiettivo di dimostrare di essere alle Olimpiadi per lasciare un segno. Le francesi hanno segnato per prime, ma di fatto non ci ha spostato di una virgola il focus: abbiamo reagito bene pareggiando un minuto dopo e continuato a spingere fino al risultato finale”.
Dopo la Francia altri tre match del Gruppo B, tutti ben giocati con lo storico successo sul Giappone, la sconfitta all’ultimo con la Germania e quella con la Svezia che ha sfiorato il bronzo olimpico. Che rilettura si può dare a queste partite?
“Il 3-2 al Giappone probabilmente è stato un simbolo della nostra Olimpiade, con il successo che è valso i quarti su una squadra abitata da anni a giocare a livelli altissimi. Riuscire a fare una partita come quella con la Germania il giorno dopo però credo abbia cambiato la narrativa dei nostri Giochi, dandoci la conferma di poter competere con tutte. Un discorso simile si può fare anche per la sfida con la Svezia, poi dimostratasi squadra molto forte: per com’era stata preparata sarebbe dovuta andare in modo diverso, il primo tempo eravamo sotto 0-1 ma non lo meritavamo. Tutte conferme utili per il futuro”.
Da capitana della Nazionale cosa l’ha resa più soddisfatta del gruppo?
“Vedere che tutte le compagne erano sulla stessa pagina, pronte a lottare su ogni disco per centrare un obiettivo poi raggiunto. Avevamo troppa fame per fermarci prima, troppa voglia di dimostrare quanto e come questa Nazionale può ribaltare i pronostici”.
Tra poco più di un mese e mezzo (12-18 aprile) giocherete il Mondiale di Prima Divisione Gruppo A di Budapest arrivandoci dopo le grandi prove olimpiche. Che prospettive vede?
“Innanzitutto quel torneo avrà una dinamica diversa, perché ai Giochi eravamo delle assolute underdogs mentre al Mondiale ci aspetteranno tutte. Le avversarie si prepareranno per sfidarci al massimo, sappiamo di avere una sorta di mirino addosso ma non ci interessa: siamo preparate a pensare solo a noi stesse, senza guardare chi c’è di fronte. Andare avanti con questo gruppo, sia a livello di giocatrici che di staff, è la chiave per continuare a raggiungere grandi traguardi e sono ottimista verso Budapest. In fondo manca poco tempo, in un mese e mezzo non si perde la crescita fatta negli ultimi due anni. L’obiettivo è uno solo: continuare a fare la storia dell’hockey italiano”.
Dopo la sconfitta ai quarti di finale con gli Stati Uniti siete rimaste a Milano per diversi giorni, andando a vedere altri sport e un sacco di partite di hockey. Che esperienza sono state queste Olimpiadi invernali?
“Meravigliosa, perché grazie al CONI che ci ha dato la possibilità di rimanere al Villaggio Olimpico siamo riuscite a vedere gare di short track, pattinaggio di velocità, pattinaggio artistico e anche alcune prove di sci a Livigno. Abbiamo davvero respirato lo spirito più puro dell’Olimpiade”.
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