Le storie più belle dal Draft NHL (seconda parte): Isole Cayman, Samoa, tradizioni di famiglia ai massimi livelli, un Rocky in versione lettone. C’è di tutto nell’NHL del futuro
Seconda puntata dedicata alle storie umane più belle che il Draft NHL 2026 ha regalato, offrendo in certi casi prime volte ai limiti dell’incredibile e storie molto interessanti. Un Draft, quello andato in scena a Buffalo, che a livello numerico ha visto in totale 224 giocatori scelti, 125 dei quali provenienti dal Nord America e 98 dall’Europa. Ci sono le presenze “classiche” come Canada, Svezia, Stati Uniti o Finlandia ma anche nazioni poco abituate a questo palcoscenico: detto della Moldavia del gigante Alexander Karmanov o dell’Ungheria di Doman Szongoth, ecco la Lituania con Simas Ignatavicius che lo scorso anno al Ginevra faceva riempire le tribune stampa di scout NHL o la sola chiamata di un giocatore tedesco, cioè Tobias Krestan selezionato con la numero 209. Non è ancora arrivato il momento del terzo giocatore italiano, con l’elenco degli azzurri selezionati dall’NHL che rimane fermo a due con le chiamate di Thomas Larkin (2009, Columbus Blue Jacket) e Damian Clara (2023, Anaheim Ducks).
LA PRIMA PARTE DELLE STORIE RELATIVE AI GIOCATORI SCELTI AL DRAFT 2026
DAL MARE E CON I ROLLER FINO ALLA NHL
Nel conteggio delle nazioni meno abituali a vedere loro elementi selezionati in NHL se n’è volutamente lasciata indietro una ai limiti dell’assurdo: le Isole Cayman. È infatti con il passaporto del territorio britannico caraibico che si presenta Jaxon Cover, 32a chiamata da parte degli Ottawa Senators. Nato a Miami si è trasferito presto alle Cayman dov’è cresciuto giocando a hockey in line fino a 13 anni (ovviamente, di piste ghiacciate non ce ne sono alle Cayman), quando ha scoperto la passione per l’hockey su ghiaccio. Dei camp estivi a Toronto gli hanno permesso di crescere e diventare sempre più abile, tanto da iscriversi al college e iniziare la sua vera carriera hockeystica. Due anni in Ontario Hockey League e ora il sogno NHL per l’attaccante che arriva dai Caraibi.
DA UN OCEANO ALL’ALTRO SEMPRE UNA PRIMA VOLTA
Dalle Cayman alle Isole Samoa passano migliaia di chilometri, ma come per Cover anche Noa Ta’Amu si porta dietro una storia molto particolare. Nato a Kansas City nel maggio 2008, è figlio di genitori samoani, terra, anzi isole che normalmente danno atleti a sport diversi dall’hockey come il rugby o il football americano, ma con lui ecco una gustosa prima volta. Difensore molto fisico (188 centimetri per 102 chilogrammi) ha militato in WHL negli ultimi due campionati e, forse, immaginava di venire scelto più in alto. Tantissimi portali lo davano a ridosso delle prime 100 chiamate, invece per lui ecco la numero 199 degli Winnipeg Jets.
VOLLI, FORTISSIMAMENTE VOLLI IN VERSIONE LETTONE
Chissà se Vittorio Alfieri avesse potuto leggere la storia di Alberts Smits. Una vita spesa interamente per raggiungere un obiettivo a ora centrato: il 18enne lettone infatti è stato selezionato con la numero 5 (la più alta per un giocatore del paese baltico) dai New York Rangers. Come ci è riuscito? Investendo tutto. Nato nel dicembre 2007 a Valmiera, ha iniziato a giocare subito facendo trasparire una certa fretta di fare le cose. È così che nel 2021, a 13 anni, si è voluto trasferire in Finlandia per crescere. Piccolo particolare: si è trasferito da solo, conscio di come dall’altra parte del mare potesse migliorare, ma ovviamente non è stato facile trovare chi affittasse una stanza a un ragazzino di 13 anni. Sistemata la questione grazie a una signora che viveva a nord di Helsinki, Smits ha iniziato a giocare con il Karhu-Kissat, abituandosi ben presto a vedere sempre meno i suoi genitori. Anno dopo anno sempre meglio, nel 2025 l’esordio in prima squadra dello Jukurit in Liiga, lo scorso anno anche un passaggio al Red Bull Monaco in DEL con 11 partite e 6 punti ai playoff. In tutto questo c’è anche la Nazionale lettone, per la quale debutta in questa stagione disputando anche le Olimpiadi: per chi se lo ricorda, Alberts Smits è l’unico tra i giocatori draftati a essere sceso in pista a Milano Cortina 2026.
UN (DOPPIO) AFFARE DI FAMIGLIA
Non ci sono solo i gemelli Liam e Markus Ruck come link a importanti legami familiari nel Draft NHL 2026. C’è un’altra doppia questione che, in ordine di scelta, si apre con la chiamata numero 3 dov’è stato chiamato Caleb Malhotra. A farlo sono stati i Vancouver Canucks allenati da Manny Malhotra, il papà di Caleb. Quest’ultimo fu scelto nel 1998 dai New York Rangers con la numero 7, quindi il Malhotra duo diventa nella storia della NHL la coppia padre-figlio a venire chiamata più in alto di sempre. L’unico altro caso? Darryl e Ryan Sittler, “solo” numero 8 e 7 dei Draft 1970 e 1992.
Per trovare l’altro incastro familiare bisogna scendere alla numero 65 con Joe Iginla. Sì, proprio un figlio di Jarome Iginla, il leggendario attaccante canadese due volte oro olimpico (Salt Lake City 2002 e Vancouver 2010). La particolarità? Anche l’altro figlio di Jarome, Tij, è stato chiamato al Draft, nel suo caso dagli Utah Mammoth nel 2024. Con i Calgary Flames Joe potrà quindi portare avanti, insieme a Tij, la storia degli Iginla nella lega più spettacolare del mondo. Non è però finita: Jarome Iginla ha una figlia, Jade. Poteva scegliere una strada diversa? Difficilmente, e quindi con relativo pathos ecco la scoperta che anche lei è un hockeysta professionista: nel 2026/27 militerà nella franchigia di Hamilton della PWHL, una delle quattro nuove squadre del torneo femminile.











