Thomas Larkin, capitano dell’Italia maschile, rilegge le Olimpiadi azzurre: “Un’esperienza indimenticabile dove abbiamo dimostrato di potercela giocare. Che orgoglio tutto il nostro gruppo”

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Il torneo maschile delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 ha regalato emozioni a tutti i livelli, con partite estremamente combattute culminate nella finale (già consegnata ai libri di storia) tra Canada e Stati Uniti vinta per 2-1 al supplementare dagli States grazie al gol di Jack Hughes.

Una finale che ha mandato agli archivi undici giorni di grande hockey cui ha avuto l’onore di partecipare anche la Nazionale italiana che, guidata dal capitano Thomas Larkin, ha perso le quattro partite disputate ma in tre di queste si è guadagnata i complimenti della stampa internazionale, mettendo in pista prestazioni sorprendenti per abnegazione, voglia di lottare e capacità di resistere ad avversari sulla carta molto superiori. Il 35enne varesino, che aveva esordito con l’Italia nel lontano 2010, ha guidato gli azzurri con la “C” sul petto per la quarta stagione consecutiva mettendo a segno 3 assist e rappresentando al massimo una squadra che ha valorizzato al massimo la sua presenza a Milano Cortina 2026.

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Thomas Larkin, a Olimpiadi concluse un bilancio può partire da quello che ha provato a livello personale, trattandosi di un’esperienza quasi unica e per di più disputata in casa tra le piste di Milano e Rho.

“Erano anni che ci stavamo preparando a questa Olimpiade, che all’inizio poteva sembrare solo un sogno. C’erano in me e tutti i compagni aspettative enormi a livello di ciò che avremmo potuto trovare, visto anche il livello degli avversari, e posso confermare a bocce ferme che siano state due settimane memorabili. Tutti abbiamo provato grande onore nel poter vestire la maglia azzurra in questo contesto, tutti abbiamo sentito l’affetto delle autorità e dei tifosi: dalle parole di Giovanni Malagò alla Cerimonia d’Apertura, nelle quali esaltava lo spirito italiano, alla spinta che ci hanno dato fuori dal ghiaccio tutti gli appassionati, è stato incredibile. Il torneo inoltre è stato ben organizzato, smentendo le polemiche gratuite fatte negli scorsi mesi, e mi ha fatto piacere viverlo insieme alla famiglia e ai tanti amici arrivati anche dagli Stati Uniti, tutti accomunati dal piacere di essere in un contesto unico”.

Ripercorrendo le quattro partite giocate con Svezia, Slovacchia, Finlandia e Svizzera, qual è la prima cosa che le rimane in mente?

“Orgoglio, tantissimo orgoglio. In molti si aspettavano per noi quattro risultati simili a quello con la Finlandia (0-11 ndr) o anche peggiori, e invece abbiamo fatto vedere grandi cose. Chiaro, valutando i roster le altre formazioni erano di livello mostruoso, e non per caso due delle nostre avversarie sono arrivate in semifinale, però noi non siamo stati lì a fare presenza. Al gol di Luca Frigo contro la Svezia per il momentaneo 0-1 mi è scoppiato il cuore di gioia, un’emozione incredibile, e il fatto di aver tenuto la partita aperta con loro quasi fino all’ultimo secondo è qualcosa di pazzesco. Con la Slovacchia avremmo anche potuto meritare il pareggio dopo 60’ di lotta sostanzialmente alla pari, quindi con la Finlandia la partita ci è scappata di mano. Ci siamo poi fatti trovare pronti al match con la Svizzera a livello di energia e voglia, non è andata come volevamo ma nessuno può lamentarsi dello spirito e della voglia di sacrificarsi dimostrata dal gruppo. Un gruppo che ha messo sempre sul ghiaccio grinta ed energia tipicamente italiani”.

Ora siete tornati alle vostre squadre per proseguire la stagione con i club, da metà aprile inizierà il lungo raduno che porterà ai Mondiali Top Division di maggio in Svizzera. Cosa crede che il gruppo abbia imparato da questa esperienza in vista dell’evento iridato?

“Che la distanza presente tra noi e il resto del mondo c’è, ma è più piccola di quanto potrebbe sembrare. Abbiamo giocato contro dei “mostri” normalmente ammirati solo in televisione negli highlights dell’NHL dimostrando di essere umani come loro. Chiaramente ci sono tanti dettagli nei quali siamo inferiori e dove dovremo andare a lavorare in maniera molto intensa, però abbiamo capito alcune cose da sistemare. Prendiamo queste Olimpiadi come un trampolino anche a livello di ottimismo per fare ancora meglio al Mondiale, dove nuovamente cercheremo di dimostrare che saremo presenti per competere con tutte le avversarie”

A proposito di avversarie, com’è stato giocare di persona contro squadre infarcite di atleti NHL capaci di mettere in pista un livello semplicemente stellare?

“Incredibile, ogni partita giocata con loro è stata incredibile. Mi ha colpito molto la capacità che hanno di sorprendere l’avversario di turno, facendo giocate del tutto inattese e dimostrando una velocità di pensiero assurda. Fisicamente poi ogni squadra era “contro le regole” a livello logico: pur essendoci atleti enormi dal punto di vista fisico erano anche velocissimi, come normalmente non succede. Vuol dire che il torneo di Milano Cortina 2026 ha davvero messo insieme il meglio che l’hockey ha da offrire a livello assoluto. Personalmente mi ha impressionato più di tutte la Finlandia, vedendola dal ghiaccio. Al di là del punteggio nella nostra partita a colpirmi è stato il loro sistema, con passaggi rapidissimi e posizionamenti sempre perfetti che non per caso li hanno portati sul 2-2 fino a pochi secondi dal termine della semifinale con il Canada e poi al bronzo”.

A guidarvi c’è Jukka Jalonen, fino a domenica l’allenatore Campione olimpico in carica. Quanto è stata importante la sua presenza sul pancone dell’Italia e come vi ha aiutato?

“Il lavoro dell’head coach è stato sicuramente molto prezioso, soprattutto in fase di programmazione del percorso che ci aspettava. Con la sua esperienza ha aiutato tutti a gestire il post-Finlandia, contestualizzando il momento nel mezzo di un percorso che avrebbe dovuto prima farci abituare al livello per poi lanciare l’Italia al massimo in vista della quarta partita, quella decisiva cioè il playoff con la Svizzera. Mentalmente ha aiutato la squadra a essere sempre sul pezzo, evitando appunto che quell’11-0 ci portasse fuori strada a livello di concentrazione, e si è dimostrato una costante positiva per tutti noi”.

L’Olimpiade invernale Milano Cortina 2026 è negli archivi, lei come capitano e voi come squadra cosa sperate di aver lasciato all’Italia?

“Mi piacerebbe immaginare che tanti ragazzini vedendo la nostra voglia di lottare contro avversari più forti si appassionino all’hockey e inizino a praticarlo. Il fatto che si parli anche di costruire un nuovo palazzo del ghiaccio a Milano credo sia anche merito di quanto fatto da noi e dalla Nazionale femminile, questo può diventare un risultato importantissimo per tutto l’hockey italiano”.

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